lunedì 23 novembre 2009

Claudio Daniel Borghi

Borghi panini
                
Se dovessi scegliere una colonna sonora da associare alla carriera da calciatore di Claudio Borghi sarebbe senza alcun dubbio l'incompiuta di Schubert,

infatti la sua classe cristallina appare evidente a tutti fin da subito, ma nell'arco della sua carriera non riesce mai ad affermarsi definitivamente come calciatore di alto livello...ma partiamo dall'inizio...
Centrocampista offensivo di innata classe, Claudio, arriva a soli 18 anni nella prima squadra dell'Argentinos Jrs., proprio nell'anno in cui Maradona migra nel vecchio continente, il 1982, e subito viene additato come il nuovo Pibe de Oro, paragone a dir poco scomodo che ogni giovane talento argentino è costretto ad affrontare.


Borghi in Nazionalemaradona



Borghi si porta all'attenzione del calcio europeo ed in particolare a quella di due presidentissimi italiani, quali Agnelli e Berlusconi, l'8 Dicembre del 1985, giorno in cui si disputa la finale di Coppa Intercontinentale fra Argentinos Jrs. e Juventus.

berlusconi-milanagnelli                   
Borghi la finale di Tokyo 
Pur non riuscendo a portare alla vittoria la sua squadra, infatti la Coppa viene vinta ai rigori dai piemontesi capitanati da Scirea e illuminati da Platini, si rende protagonista di una prestazione a dir poco sontuosa, ricca di “numeri” e “fosforo”.
 La sintesi della finale di Tokio.

L'estate seguente arriva anche la convocazione per il mondiale in Messico e in Borghi vengono riposte molte speranze, ma pur laureandosi Campione del Mondo sotto la guida di Bilardo e di uno strabiliante Maradona, quella di Messico '86 non è certo un'esperienza esaltante per Claudio; difatti, le sue prestazioni sono tutt'altro che memorabili e ben presto per lui si aprono le porte della panchina e dopo il mondiale si chiudono per sempre quelle della selecciòn.

La finale di Messico ‘86 raccontata in 6 minuti.

Ma il Presidente Berlusconi, con ancora negli occhi le “magie” della finale di Tokyo, nell'estate dell'87 decide di portarlo a Milano, convinto che potrà far bene ed affermarsi definitivamente nel calcio che conta.

Le uniche e rarissime foto di Borghi in rossonero.
Foto di Borghi al Milan


Al suo arrivo in Italia, sulla panchina rossonera siede un giovane Fabio Capello, subentrato a Liedholm nel finale del campionato scorso e incaricato di traghettare la squadra fino alla scelta del nuovo allenatore. Con Capello in panchina, Borghi, gioca e vince il Mundialito per Club venendo anche eletto Miglior Giocatore del Torneo, ma si sa, la sfortuna è sempre dietro l'angolo e per la panchina rossonera viene scelto Arrigo Sacchi, emergente allenatore dagli ideali calcistici diametralmente opposti a quelli dell'indio dai piedi fatati.

liedholm_milansacchi allenatorefabio capello
                
Con Sacchi il feeling non nasce mai, anche perché in allenamento durante una serie di ripetute l'argentino si rivolge al Mister: “Che senso ha correre per chilometri se il campo è lungo solo 100 metri?”. Sacchi, dopo questa domanda, dovendo scegliere uno fra Borghi, Van Basten e Gullit da mandare in prestito, perché non possono essere tesserati più di due stranieri, non ha la benché minima esitazione; per Claudio, si fa subito avanti la Sampdoria, vogliosa di schierarlo a fianco dei gemelli del gol, Vialli e Mancini; l'affare sembra andare in porto fino a quando Berlusconi blocca il trasferimento, adducendo il motivo di non voler rafforzare una diretta concorrente per il campionato e per Borghi viene scelta un'altra destinazione, il Como.



Como 87-88

Il Como è una squadra impegnata a 360° nella lotta per la salvezza ed affronta ogni partita come una battaglia, trincerandosi dietro uno sparagnino catenaccio, sia quando sulla panchina siede Agroppi che quando vi siede Burgnich; quindi, il problema è che una squadra così impostata non sa che farsene di uno come Borghi e uno come Borghi non sa che farsene di una squadra così. Morale della favola il Como si salva chiudendo all'11° posto, ma l'argentino colleziona soltanto 7 presenze e nessun gol.

Borghi al Como


Nell'estate successiva, vengono aperte le porte al terzo straniero e malgrado il flop di Como, il Presidente rossonero decide di imporre nuovamente Borghi, ma ovviamente, queste desiderio non poteva non cozzare con la volontà di Mister Sacchi che come terzo straniero vuole Frank Rijkaard, alla fine si decide di accontentare l'allenatore, dando così vita ad una delle squadre più belle e spettacolari di tutti i tempi.

                           Il Fantastico trio olandese dei rossoneri.
gullit vanbasten rijkaard

La Partita perfetta del Milan di Sacchi.

E Borghi???
Borghi decide di intraprendere il cammino che lo riporta in Sud America, più precisamente al River Plate, senza nemmeno aver mai disputato una partita ufficiale nel club da cui è stato acquistato.
Negli anni seguenti cambia molte maglie ma le presenze rimangono sempre poche e il rendimento estremamente discontinuo, fino a 34 anni, quando si ritira a causa di un brutto infortunio al ginocchio destro.

Le perle di Borghi.

Quattro anni più tardi decide di intraprendere la carriera di allenatore e dopo un anno di rodaggio nell'Audax Italiano approda al Colo-Colo, dove vince 4 campionati in due anni (due di apertura e due di clausura), porta la squadra cilena alla conquista della Coppa Sudamericana e come ciliegina sulla torta viene eletto miglior allenatore sudamericano del 2006. Inoltre viene anche scelto per insegnare calcio all'Università Cattolica di Santiago del Cile insieme a Hugo Rubio.

I 4 Campionati vinti al Colo Colo in 4 Minuti.

Questi due anni strepitosi al Colo-Colo danno molta fiducia e molta visibilità al Borghi allenatore e sarà probabilmente anche per questo motivo che, Claudio, decide di togliersi qualche sassolino dalle scarpe...


sacchi allenatore

...infatti su Sacchi dichiara:” Quello che non sopportavo di lui era che costringeva i giocatori a correre per chilometri. Questo ha senso, magari, per un Gattuso, ma non mi pare che Kakà e Totti finiscano le partite stremati. I giocatori di talento devono dosare le forze, perché altrimenti la fatica annebbia le idee”.

Carlo Ancelotti Mauro Tassotti
...su Ancelotti e Tassotti:” Mentre io mi sforzavo di imparare l'italiano, quelli mi parlavano in romanesco e io facevo un gran casino.”

agroppi burgnich
...su Agroppi e Burgnich:” A Como non ebbi fortuna, mi toccarono Agroppi e Burgnich: L'anticalcio. Ti dicevano solo quello che non dovevi fare in campo, ma non quello che dovevi fare.”

...sul calcio italiano:” Per me litigarono Juve e Milan, l'avvocato e il Dottore. Il Milan mi ha riempito di soldi ma io in rossonero non ho mai giocato una partita ufficiale, La Juve, invece, che cercava l'erede di Platini fu costretta a comprare un giocatore di cui non ricordo il nome”.


Marino Magrin

...e infine, sulla sua carriera di calciatore:” diciamo che mi ha danneggiato l'etichetta di erede di Maradona. Io Diego l'ho visto da vicino...impossibile trovargli un erede”.

CURRICULUM VITAE
CLAUDIO DANIEL BORGHI
Nato il 28 Settembre 1964
a Castelar (Argentina)
181 cm 78 Kg
Centrocampista Offensivo
…da calciatore…
1982-1987 Argentinos Juniors Argentinos Jr 39(8)
1987/88 como Como 7(0)
1988/89 River Plate River Plate 21(1)
1989/90 Flamengo Flamengo 6(0)
1990/91 Club Atletico Independiente Indipendiente 12(1)
1990/91 Uniòn Uniòn 7(1)
1991 Huracan Huracan 22(1)
1992 colo-colo Colo Colo ?
1992/93 platense Platense 12(0)
1994 Correcaminos Correcaminos ?
1995 O'higgins O’Higgins ?
1996/97 audax-italiano Audax Italiano ?
1997/98 Santiago wanderers Santiago Wanderers 6(0)
…in nazionale…
1985/86 bandiera argentina Argentina 9(1)
…da allenatore…
2002/03 audax-italiano Audax Italiano
2006-2008 colo-colo Colo Colo
2008-… Club Atletico Independiente Indipendiente

giovedì 8 ottobre 2009

Moacir Bastos Tuta

Moacir Bastos Tuta                 

Siamo nel 1997 e il Venezia, capitanato da Mister Novellino, raggiunge una storica promozione in Seria A, classificandosi al secondo posto in serie B, subendo soltanto 31 reti in 38 partite (miglior difesa del campionato).


Il direttore sportivo, Giuseppe Marotta, una volta raggiunta la massima serie, si mette subito in cerca di rinforzi da integrare alla rosa per affrontare il nuovo campionato ed uno dei suoi osservatori, inviato in Brasile, segnala un giovane 24enne che si sta mettendo in luce nell'Atletico Paranaense. Il suo nome è Moacir Bastos detto Tuta, attaccante alto, longilineo e quindi abile nel gioco aereo, cresciuto calcisticamente nelle giovanili dell'Aracatuba, nell'ultimo campionato ha segnato 15 reti in 39 presenze.
L'inizio di campionato è scandito dalle note di I Don’t Wanna Miss a Thing degli Aerosmith…


…ed è sia per Tuta che per tutto il Venezia, che non vedeva la Serie A dalla bellezza di 30 anni, un vero e proprio disastro. Infatti, i lagunari raccolgono soltanto 11 punti in 14 partite e si trovano all'ultimo posto della classifica, sembrando sempre più destinati ad una tranquilla e ingloriosa retrocessione, anche se siamo soltanto a Dicembre. Inoltre, la squadra segna con il contagocce, soltanto 5 gol e uno soltanto di questi porta la firma del “nostro” Moacir, che finisce sempre più spesso in panchina.
La svolta, per il Venezia, arriva con il mercato di Gennaio, infatti l'Inter gli gira in prestito Alvaro Recoba e con il suo arrivo la squadra inizia a prendere fiducia.


“El Cino”, fornisce ottime prestazioni e ottimi assist, soprattutto a Pippo Maniero, dimostrando così di integrarsi perfettamente negli schemi di Novellino e quello che resta del campionato è una vera e propria cavalcata trionfale verso una salvezza che sembrava impossibile, difatti, nelle restanti 20 partite il Venezia raccoglie 31 punti realizzando 33 gol, riuscendo, così, a chiudere il campionato addirittura al 10° posto con 42 punti.
E Tuta?
Tuta, vive la cavalcata trionfale comodamente seduto...in panchina; Mister Novellino gli lascia solo pochi spezzoni di partita, dopo le sue prime deludenti prestazioni, utilizzandolo soprattutto per perdere tempo negli ultimi minuti e a fine anno se ne torna in Brasile con 18 presenze e soltanto 3 reti; ma una di queste reti è passata alla storia...o meglio, in Magistratura.

Tuta in azione a Venezia



24 Gennaio 1999, il Venezia ha iniziato la risalita da poche giornate e al Pierluigi Penzo arriva il Bari di Fascetti, anch'esso in lotta per non retrocedere. La nebbiosa Venezia di quel giorno lascia intravedere ben poco calcio, perché le due squadre sembrano fin da subito accontentarsi del pareggio e non sembrano dannarsi troppo l'anima, poi improvvisamente il Venezia passa in vantaggio con un gol del solito Maniero e dal quel momento in poi il Bari da vita ad una veemente reazione che costringe il Venezia nella sua metà campo, fino a quando De Ascentiis la butta dentro riportando il punteggio in parità al 5° del secondo tempo. Da quel momento in poi è come se nelle borracce per dissetarsi ci fosse il Valium, le squadre rallentano il ritmo e non affondano più, costruendo reciprocamente azioni inconcludenti e fini a se stesse; a quel punto è chiaro a tutti che un punto sta bene ad entrambi. Novellino, quindi, decide di far riposare Recoba e a 13 minuti dalla fine inserisce Tuta, che inizia subito a fare il diavolo a quattro, finché a tempo ormai scaduto incorna di testa...palo!...ma sulla respinta ribadisce in rete e corre verso la curva; solo Bilica va a festeggiare con lui, gli altri suoi compagni sono pietrificati, qualcuno ha addirittura le mani nei capelli e Maniero è costretto a questionare con Innocenti del Bari che lo accusa di aver dato il “cattivo esempio” segnando il primo gol...doveva finire 0 a 0!

Discussione dopo il golTuta esulta dopo il gol

Quando l'arbitro decreta la fine in campo si sfiora la rissa e le squadre impiegano molto tempo a rientrare negli spogliatoi, fra offese e spintoni.

Tuta a fine partita

Anche il post-partita è estremamente caldo, tant'è che Fascetti, visibilmente stizzito, dichiara:

Fascetti  ”Perdere partite cosi' non fa piacere a nessuno, specie quando si pensava di portare a casa almeno un punto da un campo difficile...”…a buon intenditor....

mentre Tuta, molto ingenuamente, si lascia sfuggire davanti a giornalisti e tv:

Tuta IntervistaManiero mi ha detto che non dovevo segnare perché era meglio che la partita finisse 1-1”.

Questa dichiarazione del giovane brasiliano richiama l'attenzione della Magistratura di Venezia che apre un inchiesta, ma dopo poco tempo stabilirà che in quella partita non c'è stato nessun illecito sportivo, basandosi sulle dichiarazioni di giocatori e dirigenti del Venezia che sostengono che Tuta non conoscendo bene l'italiano ha frainteso le parole di Maniero che anzi, lo invitava a segnare al più presto e anche su quelle dello stesso Tuta che ritratta la sua prima versione dando ragione ai suoi compagni.


Tuta, tutt'ora gioca a calcio nel Rio Branco e nei 10 anni che sono passati dalla sua esperienza veneziana ha collezionato molte esperienze e molte squadre fra cui Flamenco, Palmeiras, Sao Caetano e l'Anyang Cheetas e il Suwon Bluewings in Corea del Sud, ma sicuramente il gol segnato al Bari se lo ricorderà per il resto della vita.
CURRICULUM VITAE
MOACIR BASTOS TUTA
Nato il 20 Giugno 1974
a Palmital (Brasile)
186 cm 80 Kg
Attaccante
1995 XV de piracicaba XV de PIRACICABA ?
1996 Juventude JUVENTUDE 3(0)
1997/98 Portuguesa PORTUGUESA 22(5)
1998 Atletico Paranaense ATLETICO PARANAENSE 39(15)
1998/99 Venezia VENEZIA 18(3)
1999 Vitòria VITORIA 26(10)
2000 Flamengo FLAMENCO 26(12)
2001 palmeiras PALMEIRAS 11(7)
2002 Anyang Cheetas ANYANG CHEETAHS 18(9)
2002 Flamengo FLAMENCO 4(0)
2002 Coritiba FC CORITIBA 41(16)
2003/04 Suwon Bluewings FC SUWON BLUEWINGS 31(14)
2004-2007 Fluminense FLUMINENSE 112(51)
2007/08 Gremio-256x256 GREMIO 45(18)
2008 Figueirense FIGUEIRENSE 5(5)
2008/09 Sao Caetano SAO CAETANO ?
2009 Rio Branco RIO BRANCO ?